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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
"Il lavoro umano è la chiave essenziale di tutta la questione sociale: rileggere la laborem exercens homo."
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2009
 "Il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell'uomo. E se la soluzione, o piuttosto, la graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di rendere la vita umana più umana, allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un'importanza fondamentale e decisiva."

"Qualcuno quel giorno ha sparato ed io ho pianto..." avrebbe cantato poi Amedeo Minghi in una sua celebre canzone, "Un uomo venuto da molto lontano..."
"Quel giorno era il 13 maggio 1981, l'enciclica avrebbe dovuto essere pubblicata due giorni dopo in occasione dell'anniversario della "Rerum novarum" (15 maggio 1891), così uscì invece il 14 settembre dello stesso anno.
All'epoca ero in quel periodo occupato con l'iscrizione universitaria e le faccende connesse, così ne ebbi solo qualche eco.
Ebbi invece l'occasione di approfondirla e studiarla quasi 15 anni dopo, con un Maestro d'eccezione, il mio professore di "Discorso sociale della Chiesa", il Padre Gesuita Bartolomeo Sorge.
Sul piano metodologico l'enciclica, oltre all'ovvio riferimento al Vangelo, recepisce il contributo fondamentale dell'esperienza personale di operaio fatta da Giovanni Paolo II nonché l'insegnamento del "Discorso sociale della Chiesa" (e perciò del Concilio Vaticano II) per il quale è necessario anzitutto rilevare i segni dei tempi, ossia:
a) Vedere, cioè - alla luce della fede e della tradizione ecclesiale - guardare alle complesse realtà dell'esistenza dell'uomo nella società e nel contesto internazionale.
b) Giudicare, cioé interpretare la realtà e la sua conformità o meno all'insegnamento del Vangelo.
c) Agire, ossia orientare il comportamento.
La sintesi di questo metodo e dell'esperienza personale del Papa portano inevitabilmente in quest'enciclica un elemento centrale: l'uomo.
Elemento centrale sottolineato dal suo titolo originario: Laborem exercens homo.
E' l'elemento comune a tutte le riflessioni del Pontefice: l'uomo al centro di ogni cosa e di ogni attività.
L'attività di elezione dell'uomo, quella che fonda la sua dignità, è proprio il lavoro, e questo in ogni tempo, in ogni epoca, in ogni civiltà.
In questo senso il lavoro è elemento unificatore, è il quid che dà la dignità ad ogni uomo, dal più umile al più elevato, dal precario e dall'operaio, ai quadri ed ai dirgenti.
E' in questo contesto, quello della centralità della persona e del lavoro quale elemento fondante la sua dignità che Giovanni Paolo II - reduce, non solo del suo passato di operaio, ma anche delle aberranti distorsioni che tanto alla persona quanto al lavoro hanno dato le ideologie ed i regimi da esse scaturenti nel Novecento - sviluppa tre dibattiti:
1) L'aspetto oggettivo e quello soggettivo del lavoro.
L'aspetto oggettivo è dato dalla tecnica, ed è oggi un elemento sempre più rilevante. Ma qui si pone un fatto basilare: la tecnica - generata dal pensiero umano - è e deve essere strumento dell'uomo e non viceversa, essa deve perciò facilitare il lavoro dell'uomo. La società contemporanea mostra però che spesso la tecnica può divenire avversaria dell'uomo quando con la meccanicizzazione gli toglie ogni soddisfazione personale, lo stimolo alla creatività ed alla responsabilità, e, soprattutto, quando sottrae il lavoro a tanti, ormai a troppi.
L'aspetto soggettivo è dato dall'uomo, dalla persona. L'uomo è immagine di Dio, capace perciò di decidere di sé e tendere a realizzare sé stesso, egli è perciò soggetto del lavoro e soggetto etico.
L'aspetto soggettivo è proprio quello sempre più precario.
Da una parte infatti la tecnica tende anch'essa via via a trasformare l'uomo in mero strumento - anche e soprattutto sul piano etico (l'uomo è per ciò che fa) - e perciò a destituirlo da soggetto a oggetto, dall'altra tendono a ciò tanto le contrapposte concezioni moderne di pensiero, quello economicistico da un lato e quello materialistico dall'altro, per entrambi i quali alla fine "l'uomo viene trattato come uno strumento di produzione" e siamo così al punto 2.
2) Il rapporto tra capitale e lavoro.
Per Giovanni Paolo II il capitale è dato anzitutto dai mezzi di produzione, e ciò inteso in senso ampio, comprendendo cioè tanto i mezzi e le tecnologie quanto i saperi e le risorse naturali.
E' proprio questa concezione che consente al Pontefice di chiarire da un lato i rapporti tra lavoro e proprietà, quanto, dall'altro, di mettere in luce sia i limiti di una socializzazione statalizzante, quanto quelli di un diritto esclusivo della proprietà dei mezzi di produzione, considerata come dogma della vita economica.
3) I diritti umani.
Anche qui la riflessione scaturisce in maniera naturale dal punto precedente.
Il lavoro è anzitutto un diritto umano fondamentale, in quanto è l'elemento costitutivo della dignità dell'uomo.
La disoccupazione è allora il più grave attacco alla dignità della persona.
Connessa alla dignità della persona è anche la tematica della giusta e dignitosa remunerazione del lavoro, ossia la tematica del salario.
Infine si connette ad essa anche la tematica della partecipazione dell'uomo quale soggetto attivo, quale persona al lavoro ch'egli svolge.
L'uomo quale persona è uomo solidale, con gl'altri lavoratori, ma anche con la dirigenza, con la quale il giusto rapporto non è di conflittualità permanente, ma di sinergia, in funzione della realizzazione della dignità di tutti.
francesco latteri


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permalink | inviato da frala il 31/5/2009 alle 18:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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