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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
"La Bibbia e gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio: due testi basilari a qualsiasi formazione umana, personale e sociale."
post pubblicato in attualità, il 15 agosto 2009



Era ormai tanto tempo fa ed ero ragazzo, similmente a S. Ignazio o anche a S. Agostino avevo un’indole volta alla mondanità. Mi colpì una sera un discorso del papà di un mio amico, un ateo convinto di specie radicale. “Adesso debbo fare una cosa. La voglio fare. Debbo mettere da parte tutti i miei pregiudizi, comprarmi una Bibbia e leggerla, un po’ per volta. Poi me ne faccio un giudizio personale.” S’impegnò e lo fece. Dopo un buon anno venne il giudizio: “E’ un libro imprescindibile, la verità, perché senza quei principi e quei criteri non è possibile nessuna formazione umana, né personale, né sociale.”



Per me l’incontro con la Bibbia c’era già a quei tempi, quello con S. Paolo prima e con S. Ignazio poi, sono più tardi di oltre un buon decennio. E’ la “via di Damasco” della nostra vita, l’esperienza cantata dal poeta, del ritrovarsi “… per una selva oscura che la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Io non so ben dir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.”
Per S. Ignazio essa ha una data ben precisa, quella - dopo l’assedio - della caduta di Pamplona il lunedì di Pentecoste 20 maggio 1521. Il Gentiluomo di Loyola, nato nel 1491, aveva allora trent’anni. Era il cavaliere più valoroso, fu solo grazie a lui che la cittadella resistette così tanto, cadde dopo che lui fu colpito da un colpo di bombarda che gli fracassò una gamba e mal ridusse anche l’altra. La ferita costrinse all’ozio l’eroe d’azione, e nell’ozio, in mancanza d’altro alla lettura di testi religiosi, questi alla considerazione della vita e del mondo da un punto di vista “altro”.
Comincia qui la vera vita di S. Ignazio, il Maestro. Cominciano in definitiva anche qui gl’Esercizi, ma in realtà c’è un altro testo che è ad essi propedeutico, si tratta del “Racconto del Pellegrino”, la sua autobiografia. E’ in questa che ritroviamo quella che è l’esperienza basilare agl’Esercizi stessi: il discernimento degli Spiriti e come - faticosamente - il “Pellegrino” vi sia giunto: “Quando pensava a cose del mondo ne provava molto diletto, ma quando stanco le lasciava si trovava arido e scontento; quando invece pensava di andare scalzo fino a Gerusalemme e di non mangiare che erbe o praticare tutti gl’altri rigori già usati dai Santi, non solamente ne provava gusto subito, ma gliene rimaneva contentezza e allegria anche dopo che li aveva lasciati.” Il principio lo accompagnerà per una gestione lunga, dalla convalescenza a Loyola, fino a Manresa, dove fonda quella che Càndido de Dalmases chiamerà “la sua prima Chiesa” nel 1522, la quale spiritualmente faceva riferimento proprio agli Esercizi, il cui fine è di “vincere sé stessi ed ordinare la propria vita senza determinarsi per affezione alcuna che sia disordinata.”
E’ un fine al quale non si giunge immediatamente: “Egli mi disse - osservava il P. Camara - che gli Esercizi non li aveva composti tutti insieme, ma che quelle cose che osservava nella sua anima e le trovava utili e gli sembrava che potessero essere utili ad altri le metteva per iscritto, verbi gratia, il modo di fare l’esame di coscienza con quel sistema delle linee etc. In particolare mi disse che le elezioni le aveva tratte da quella varietà di spiriti e di pensieri che loagitavano quando si trovava ancora a Loyola, malato alla gamba.”
Ma il cammino di perfezionamento, con il diario con le linee per verificare il progresso o regresso negli errori o nelle virtù, il discernimento dei moti del corpo e dell’anima, dei pensieri, degli spiriti, è ancora “cammino”, percorso verso una meta, quella meta che è il “Principio e fondamento”, il cuore ed il centro degli Esercizi:



“L’uomo è creato per lodare, adorare e servire Dio nostro Signore e salvare così la proprie anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono create per l’uomo affinché lo aiutino al raggiungimento del fine per cui è stato creato. Da ciò consegue che l’uomo in tanto deve servirsene in quanto lo aiutino nel suo, e in tanto deve allontanarsene in quanto gli siano di impedimento nello stesso fine. Per questa ragione è necessario renderci indifferenti verso tutte le cose create, in tutto quello che è consentito alla libertà del nostro arbitrio e non le è proibito, in modo da non desiderare da parte nostra più la salute che la malattia, più la ricchezza che la povertà, più l’onore che il disonore, più la vita lunga che quella breve, e così via, desiderando e scegliendo soltanto ciò che ci porta al fine per cui siamo stati creati.”
francesco latteri scholten

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