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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
Il mago.
post pubblicato in diario, il 27 aprile 2009
 

Il mago. (di Francesco Latteri)

Un giorno, un uomo, che agognava diventarlo, raccontò agl'altri d'essere un grande mago, in grado, con la sua potenza di risolvere ogni loro problema e dare certezza al loro futuro.
Gl'uomini gli credettero e, con il sostegno che gl'accordarono, il mago divenne potente davvero.
Con accortezza, gran cassa e pompamagna ne accontentò alcuni, i più opportuni.
Perciò era vero: accontentava davvero.
Gl'altri.
Gl'altri, chiedevano un sogno, un'illusione, nulla più: d'essere i conoscenti, gl'amici, i servi, gli schiavi, i devoti del grande mago, un suo sorriso.
Ciò infatti conferiva loro lustro, onore, gloria, potere.
Il mago, con una benedizione, subitaneo, li esaudiva.
Ognuno in cambio gli versava il proprio tributo: denaro, sudore, fatica, spavento.
Ciascuno gioiva: era lui l'amico, il devoto, il favorito del grande mago.
Un privilegiato.
Tutti erano felici di sputare sangue.
Più felice di tutti il mago, che si convinse, non solo di esserlo davvero, ma anzi d'essere un santo, di più, il sommo benefattore: Dio.
Comparve un giorno un uomo, un uomo vero.
Il Dio chiese anche a lui il suo tributo.
Egli lo versò.
Il Dio concesse il suo sorriso e la propria benedizione.
L'uomo rise: non cercava lustro, gloria, onore, potere, d'essere anche lui, innanzi agl'altri, il pupillo del grande mago.
Un fulmine cadde dal cielo e tremò la terra, un boato risuonò.
S'incollerì la folla.
Vacillò il suo grande Dio.
La folla s'armò, non l'uomo.
Si fronteggiarono.
Gl'occhi dell'uomo, profondi, la tennero a bada, più forti di qualsiasi arma: gl'occhi d'un uomo in cui si leggeva luminoso che non aveva paura di nulla, neppure della morte e del demonio...
Orrendi, atroci: veri.
Sorrise con misericordia.
Si volse.
La folla ripose le pietre.
Egli s'allontanò così com'era venuto: solitario nel vento.
Sospirò di sollievo la folla ed in quell'istante si udì un plauso alle sue spalle.
Si voltò tutta ed al vedere plaudente il proprio Dio esultò come non mai, con somma gioia si prostrò ai suoi piedi, felice alle lacrime, urlando:
Barabba! Barabba! Barabba!

 


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permalink | inviato da frala il 27/4/2009 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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