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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
"Oggi un bel Nero d'Avola perché è festa della Repubblica"
post pubblicato in diario, il 2 giugno 2009
 Oggi un bel "Nero d'Avola" perché per fortuna è festa della Repubblica.




Ringraziando Dio è festa della Repubblica.
Certo già il grande Marco Tullio auspicava qualcosa di forse un pò migliore.
Forse l'agognava anche il suo sostenitore fondatore del pensiero politico moderno: Niccolò Macchiavelli.
Era l'anelito più grande del loro pensiero.
La "Res Pubblica" baluardo contro la tirannide, giustizia e garanzia contro l'impero della nequizia, armonia, libertà e civismo, contro arbitrio e dispotismo.
Già, perché è solo con questi che il "Principe" può costituirsi a tale e solo con esse può mantenersi tale.
Nel celebre opuscolo Macchiavelli non intendeva né squalificare il principato, né - tantomeno - dare consigli di governo al principe, in realtà a sua rovina, tesi sostenute da molti critici.
Il grande Niccolò intendeva solo esporre quale abominio doveva necessariamente essere il principato per costituirsi e mantenersi tale.
Di contro all'opuscolo, nel suo vero capolavoro, "I discorsi sulla prima deca di Tito Livio" egli esaltava la grandezza ed il valore della Repubblica.
La nostra, ahimé, non è una Repubblica di prima mano.
Non ce la siamo conquistata noi, come i grandi francesi - quatre vingt neuf - , o come gl'americani.
La nostra è di seconda mano.
Il nostro regime nazifascista ha perso la guerra e gl'americani ce l'hanno data, per non dire imposta.
Da noi si era giunti persino a creare Salò pur di non averla.
Infine l'abbiamo avuta egualmente.
Ovviamente è di terza categoria, (o di quarta?).
Si tratta della sua versione satirica e carnascialesca.
E' una satira giunta ultimamente ad invocare quale modello proprio della cultura italiana, non la grande tradizione italica, l'umanesimo, Pico della Mirandola, o anche il già citato Macchiavelli o il Giucciardini, o il Risorgimento, ma il "ventennio", proprio quel ventennio che ne ha costituito la più radicale negazione, così come ha costituito la più radicale negazione di tutta la vera grande cultura italica in tutti i campi.
E' satira perchè finta e dietro questa finzione nasconde un regime radicalmente feudale, nell'accezione peggiore che il termine è capace di evocare.
E' finta perchè dà ufficialmente al cittadino tutti quei diritti che nega in pratica.
Se però ci voltiamo indietro e vediamo ciò che questa satira ora ha cominciato ad evocare, come realtà politica costituita ciò che effettivamente è stata, allora non solo ringraziamo Dio di averla, ma lo ringraziamo in ginocchio, ripromettendoci d'accendere un cero in chiesa.
Oggi è festa della Repubblica, vada per un bel Nero d'Avola, prosit.
francesco latteri

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