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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
"Dal capitolo LXIII del libro I del capolavoro del Segretario della Repubblica."
post pubblicato in filosofia, il 3 giugno 2009
 



Segretario della Repubblica è il titolo più proprio del Grande Niccolò Machiavelli, nato il 3 maggio 1469 nell'allora grande Firenze.
E' il titolo più proprio, quello che gli spetta anzitutto spiritualmente e moralmente.
Egli è stato anzi uno dei grandi fondatori morali e spirituali della Repubblica, non solo quella fiorentina di cui fu effettivamente segretario, ma della Repubblica in quanto tale.
Nei "Discorsi sulla prima deca di Tito Livio" è in disamina la vera grande anima della tradizione italiana, quella della Roma repubblicana.
Grande Roma Repubblicana, la quale purttroppo, proprio nei termini e modi previsti già da Platone, partorì quel figlio "Bastardo"  ed abbietto che fu l'impero.
Non si tratta di una disamina dell'antichità in quanto tale, ma di un'anima ancora vivente o risorta, quell'anima che vive nuovamente in quel grande Rinascimento che è l'epoca contemporanea di Machiavelli.
Il nostro si riaggancia, raffronta, confronta, elabora.
Riaffiora qui - tra le righe - lo spirito de "Le leggi" platoniche, spirito repubblicano, ma scevro degl'utopismi idealistici dell'opera che "Il" Filosofo di Atene aveva dedicato proprio alla Repubblica.
E' uno spirito vicino all'uomo nella sua realtà concreta, dunque al diritto naturale.
Non per niente siamo in pieno Umanesimo, e non solo in campo politico, ma in tutti, nella filosofia (Giovanni Pico della Mirandola), nelle scienze (Galileo Galilei) nelle arti etc..
E' nel "Politico" di Platone che troviamo la motivazione ontologica della "Repubblica" in quanto forma di governo: la figura del re filosofo, meglio l'altra scelta sempre da Platone, del "Buon Pastore" rinvia ad una differenza ontologica, che c'è nel rapporto tra il pastore e le pecore, ma non certo tra uomini, i quali hanno la stessa natura ontologica.
Perciò la bontà, cioé qui l'adeguatezza sociale e politica del soggetto nella comunità è data dalla istituzione di leggi giuste in quanto conformi alla natura umana, da un lato, e dall'osservanza di queste da parte dei singoli dall'altra.
E' la realtà che troviamo tra le riga anche nel celebre capitolo dell'opera del "Segretario".
"In queste condizioni si vedrà (nella moltitudine) essere quella medesima bontà che noi vediamo essere (nei re) e vedrassi quella (la moltitudine) né superbamente dominare, né umilmente servire: come era il popolo romano, il quale, mentre durò la Repubblica incorrotta, non servì mai umilmente, né mai dominò superbamente; anzi con li suoi ordini e magistrati tenne il suo grado onorevolmente. E quando era necessario comuoversi contro a un potente lo faceva. (...) Conchiudo adunque contro alla commune opinione, la quale dice come i popoli, quando sono principi, sono vari, mutabili ed ingrati; affermando che in loro non sono altrimenti questi peccati che sieno né principi particulari. Ed accusando alcuno i popoli ed i principi insieme, potrebbe dire il vero. Ma traendoni i princìpi, s'inganna: perchè un popolo che comandi e sia bene ordinato, sarà stabile, prudente e grato non altrimenti che uno principe, o meglio che uno principe eziando stimato savio; e d'altra parte un principe sciolto dalle leggi sarà ingrato, vario ed imprudente più che uno popolo. E che la variazione del procedere loro nasce non dalla natura diversa, perché in tutti è a uno modo, e se vi è vantaggio di bene vi è nel popolo; ma dallo avere più o meno rispetto alle leggi dentro alle quali l'uno e l'altro vive. E chi considererà il popolo romano lo vedrà essere stato per quattrocento anni inimico del nome regio, e amatore della gloria e del bene commune della sua patria."
Di contro sta quell'abbiezione morale e spirituale che sola può consentire al Principe di conquistare il principato e di mantenerlo.
Solo la radicale corruzione morale, dunque, come già osservava Platone può partorire quella squallida porcheria che è il tiranno e la tirannide, sarà purtroppo quanto accadrà anche a Firenze.
Niccolò stesso ne farà esperienza: spogliato del lavoro, ingiustamente incarcerato e torturato, con l'abbattimento della Repubblica e l'avvento della tirannide medicea.
francesco latteri




permalink | inviato da frala il 3/6/2009 alle 17:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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