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"Il vento soffia dove vuole e senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va" (Gv. 3,8)
Sant'Ignazio di Loyola e Freud, ovvero "Esercizi spirituali" e "Psicanalisi". La vittoria del Santo.
post pubblicato in attualità, il 7 settembre 2011


L'uomo è l'essere che ha - costitutivamente e strutturalmente - bisogno di amare e di essere amato: l'amore è la sua realtà ultima. E' questa la conclusione finale del grande studioso fondatore della psicanalisi. Una conclusione, un punto di arrivo, che si fa fatica a conciliare con la sua permanente posizione di ateismo. Dio, per Freud continuerà a restare infatti una emanazione del complesso di Edipo, un suo succedaneo. Dio è l'immagine inconscia del Padre e dei suoi surrogati sociali: i maestri, le autorità civili o religiose che si voglia. Dunque la religione, in quanto culto fatuo resta e resterà una pia illusione e nient'altro. Ciò nonostante dopo tutta una vita dedicata allo studio dell'uomo e, soprattutto, della sua coscienza, il professore giungerà all'affermazione citata. Una affermazione perfettamente in sintonia con la Bibbia ed il Vangelo, la quale afferma esattamente lo stesso e pone dunque quale primo comandamento o imperativo per la vita dell'uomo proprio l'amore, l' "agape". Si tratta del riferimento primo, e altrimenti non poteva essere, anche per il grande Maestro spirituale di Loyola. Esistono perciò, come si vede, oltre a differenze radicali, anche affinità profonde tra il grande professore della psiche ed il grande maestro dello spirito. Si tratta di un quid che non riguarda solo il "principio primo", ma che è ben più vasto e poliedrico. La psicanalisi, al pari degli esercizi spirituali, ha il fine di portare l'uomo ad una coscienza più vasta ed alta, a prendere coscienza anche di ciò che ordinariamente gli sfugge, ad avere una cognizione anche di quelle realtà cui solitamente egli non è volto. Differisce però il metodo e differisce in maniera radicale. Nella psicanalisi l'uomo è guidato a ciò confrontandosi anche serratamente con aspetti di sé e del proprio vivere ed agire, della propria vita passata, solitamente non troppo attenzionati, quali il lapsus, la battuta scherzosa, le azioni mancate, i vari errori piccoli e grandi dell'agire quotidiano, i sogni. C'è questo anche negli "Esercizi", con minuzia e dovizia di dettaglio Sant'Ignazio invita l'esercitante, siamo nella prima parte, agli inizi, a confrontarsi con la propria quotidianità, con il proprio agire anche minuto; chiede addirittura di tenere una sorta di diario su cui annotare con una g il verificarsi o l'incappare in questa o quella cosa, ogni qualvolta ciò capiti. Anche negli "Esercizi", come nella psicanalisi, l'uomo è agito da due forze radicali e radicalmente contrastanti, non si chiamano "Eros" e "Tanatos", bensì lo "Spirito buono" e lo "Spirito cattivo". Oltre ad essi l'uomo è, ovviamente, agito anche da una serie di altre forze: i suoi vari istinti e pulsioni, quelle della società che su di lui agiscono e sulla quale a sua volta anch'esso agisce. Sia nella psicanalisi che negli "Esercizi" l'uomo è chiamato ad emendare la sua vita, a trovare armonia con sé e con gl'altri. Entrare in una dimensione più alta. Fare correttamente ed in una più piena coscienza le scelte vere ed autentiche della propria vita. Orientarsi propriamente ad esse ed ai momenti, ai tempi opportuni a farle. Se si prendono in considerazione i punti specifici degli "Esercizi" e quelli corrispondenti degli scritti di Freud, si trovano delle coincidenze veramente strabilianti. E' praticamente identico anche il rapporto interpersonale che Sant'Ignazio prescrive tra il "Maestro" e l' "esercitante" e quello prescritto da Freud tra lo psicanalista e lo psicanalizzando. Per entrambi il primo deve essere compatibile - ovvero non eccessivamente differente per quanto riguarda la realtà socioculturale ed anche personalistica - e, soprattutto, "indifferente" (soprattutto sul piano emotivo ma anche pratico) sia alla esposizione sia, ancor più, alle scelte dell'esercitante. Gli "Esercizi" però hanno dalla loro "una marcia in più" ed è una marcia che apre interi e vasti orizzonti che alla psicanalisi restano chiusi. La "marcia in più" è infatti un soggetto Terzo: la Rivelazione, Dio. Il soggetto assente nella psicanalisi perché ridotto ad "illusione". Soggetto nel quale invece, negli "Esercizi" tanto l'esercitante, quanto il "Maestro" sono chiamati a confrontarsi e con severità. E' il soggetto che è il "Principio e fondamento" degli stessi "Esercizi". E' il soggetto che dà l'orizzonte proprio ad essi. La mancanza di questo "Soggetto" nella psicanalisi porta ad una fluttuazione di orizzonte di essa: quella che la caratterizza. Di fatti, all'atto pratico, la mancanza di esso porta che l'orizzonte assunto sia ad esempio quello del "Maestro", nel caso di Freud quello di un umanesimo laico, ateo, dove di fatto la realtà della nuova e più alta coscienza di sé corrisponde decisamente a quella del buddismo - la religione atea - e della sua atarassia o all'atarassia dell'umanesimo delle correnti filosofiche greco antiche. Facilmente però si va alla deriva in orizzonti solo apparentemente umanistici, nel momento in cui l'atarassia può portare a ben altre e decisivamente negative realtà. Se, ovviamente l'orizzonte del "Maestro" è invece quello cristiano ci si trova in una realtà assimilabile e potenzialmente e possibilmente, ma anche fattivamente sinergica a quella degli "Esercizi" stessi. Dunque: a patto di assumere il "Principio e fondamento" di Sant'Ignazio, la psicanalisi può essere di ausilio agli "Esercizi", ma, in mancanza di esso, la stessa psicanalisi è esposta a gravi e seri pericoli e per la sua applicazione e per i suoi esiti e sviluppi.
francesco latteri scholten.

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