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Un classico senza età: il "Politico" di Platone.

 

 Il "Politico" di Platone.

L'opera appartiene alla maturità del grande filosofo, essa è più "povera" se così si può dire di grandi slanci ideali, ma più legata alla concretezza.
Ha cionondimeno alle sue spalle a sorreggerla una base filosofica ormai grande e forte quale quella del "Parmenide".
La straordinaria capacità del grande filosofo ateniese di andare al nocciolo della questione, collocano quest'opera, assieme ad altre, fuori dal tempo, rend,ndola di straordinaria attualità.
Nella presente breve esposizione si è proceduto - al fine di identificare la deontologia, il bene, il male, il giusto - nel "Politico", seguendo lo stesso Platone: si è così cercato di individuare la natura del politico per comprendere cosa egli debba essere e fare e nell'identificarne così la deontologia individuare cosa sia il bene, il male, il giusto.
Nle "Politico" Platone si rifà a quello tra i suoi dialoghi che ci dà una maggiore introspezione alla sua metafisica ed ai temi di fondo della sua filosofia (lasciati peraltro solo intravedere e demandati alla tradizione orale): il "Parmenide".
Tema di quest'opera chiave della filosofia platonica è la dialettica tra essere reale ed essere del pensiero e la metodologia di essa.
Il fine è una sintesi nella quale si dia un massimo di idealità ed insieme di realtà.
E' questo l'orizzonte in cui si colloca il "Politico".
Quest'orizzonte dunque non rinvia affatto a quella concezione della politica come orizzonte meramente idealistico ed utopistico di tutti i tempi e le età, orizzonte al quale troppo spesso anche la concezione platonica è stata ascritta.
Esso non rinvia neppure all'orizzonte da sempre opposto a questo e suo antagonista nella politologia di tutti i tempi: quello meramente materialista e pragmatico.
L'orizzonte platonico è più vasto e soprattutto più elevato: esso si colloca al di sopra di entrambi e dall'alto mira ad entrambi tenendoli entrambi presenti, per questo la politica è "quasi la più importante conoscenza da acquisire (292 D)".
Si tratta allora anzitutto di capire CHI sia il politico.
A tal fine Platone si serve di un procedimento dialettico nel quale si serve - come già nel "Parmenide" - della diairesi, cioè dividendo e componendo in due categorie per cogliere le articolazioni interne di una realtà, cioè per coglierne le idee ossia ciò che ha uno statuto ontologico fondato e non dipenda da nostre abitudini o errori.
In questo modo si arriva ad individuare una figura ma al tempo stesso i limiti di essa.
La figura individuata è quella del "Buon Pastore", i suoi limiti sono evidenziati - come uso di Platone - con un mito, qui il grande mito del Cosmo:
"Ce ne serviremo per vedere con chiarezza quanto abbiamo sbagliato, nel discorso precedente, definendo il re ed il politico".
"Socrate: Come, dunque, abbiamo sbagliato e quanto è grande l'errore che ci attribuisci?
Straniero: Da un certo punto di vista, è più piccolo, ma da un altro è molto grave, molto più grande, anche più di quanto allora mi sembrasse.
Socrate: Come?
Straniero: Interrogati sul re e sull'uomo politico secondo il ciclo e la generazione attuale abbiamo risposto con il "pastore" del genere umano nel periodo di movimento contrario che era un Dio invece che un mortale... (274 E - 275 A)".
Il primo e più grande errore è dunque quello di non aver considerato la differenza ontologica esistente tra l'uomo patore e gl'animali allevati, analogizzabile a quella tra uomo e Dio.
Il "Buon Pastore" implica questa differenza, l'uomo non può essere "Buon Pastore":
"Ma credo, Socrate, che questa figura del pastore divino sia ancora troppo grande per un re: i politici di questo mondo sono molto simili ai sudditi, soprattutto per natura, e sono divenuti ancora più prossimi per l'educazione e l'allevamento (275 C)".
Il "prendersi cura" implica una differenza ontologica tra pastore ed animali componenti il gregge, ma proprio questa non esiste tra uomo e uomo.
Tradotto in termini diversi: il "Bene comune" implica un principio ontologicamente superiore al singolo.
Si è però fatta nel frattempo una acquisizione importante: si è definito, almeno idealmente, ciò che il politico debba fare ed essere.
E' la base per procedere ad un ulteriore affinamento.
Questo è affrontato da Platone con la figura del "Tessitore", c'è così una nuova diairesi che ci porta a ciò che in quest'arte è essenziale:
"... noi, poi, avevamo due grandi tecniche applicabili a tutto: quella di congiungere e quella di separare (228 B)".
Tra i due per Platone il fondamentale è il congiungere anche se il separare non va tralasciato.
Il policico deve dunque aver cura del gregge degl'uomini e da ciascuno di essi, usando l'arte del tessitore, specie quella del congiungere, dell'unire le virtù opposte.
Il dividere, già implicito nella diairesi, unito al congiungere ci immette nella metretica e questa ci lascia ricavare i valori primi e qui quello della Giustizia.
Platone usa due metretiche: la prima, di semplice contrapposizione quantitativa riguarda caratteri fisici ed i loro contrari, la seconda, invece rapporta gl'estremi (il più ed il meno) al giusto mezzo, alla misura necessaria alla generazione delle cose e soprattutto, alla valutazione del Bene e del Male.
"Straniero - e allora? Non diremmo che in ciò che supera la natura della giusta misura, o che ne è superato, si realizza, nelle parole e nei fatti ciò anche in cui differiscono il più possibile, per noi, i cattivi dai buoni?
Socrate: Così appare (283 E)".
Ed ancora:
"... infatti tutte le tecniche (...) nella loro attività, si guardano dal più e dal meno rispetto alla giusta misura, non come da cosa che non esiste, ma come da cosa che è nociva per la loro attività ed in questo modo, salvando la misura producono opere tutte buone e belle (284 A)".
La metretica per Platone è indispensabile al fine della valutazione del giusto, del bene, del male, e perciò la sua conoscenza è indispensabile al politico.
In questo è fondamentale la seconda metretica perché essa ha valore ontologico assiologico: non si ha generazione delle cose senza la misura, non si ha bene  senza di essa.
La prima metretica non ammette un intrecciarsi dei termini, la seconda lo implica.
In quest'intreccio i due termini grande / piccolo, eguale / diseguale non solo si suppongono reciprocamente ed il loro rapporto spinge ad un piano superiore ed ulteriore: quello della Misura la quale è funzionale all' Esatto.
Abbiamo ricavato così il modo in cui il politico e la politica debbano orientarsi.
Fatto questo Platone passa dalla delineazione dell'orizzonte scientifico ideale a quello prammatico reale.
Esso non è meno importante: per agire il politico deve avere non solo la scienza ma anche il potere.
Il congiungimento di queste due qualità è solo teorico perché solo il Dio ha sapere e potere nella misura da poter essere vero "Buon Pastore".
L'orizzonte scientifico ed ideale guadagnato non è però rigettato, esso, infatti, può essere trasposto nella legge, anche se questa ha dei grossi limiti di cui Platone stesso è ben consapevole:
"Straniero: perché una legge non potrà mai ordinare, con precisione e per tutti, la cosa più buona e più giusta indicando anche contemporaneamente ciò che è assolutamente valido. Infatti le differenze, sia tra gl'uomini, sia tra le azioni ed il fatto che nessuna cosa umana rimane mai, per così dire, statica, impediscono a qualsiasi tecnica, quale che sia, di affermare, in un qualunque settore, qualcosa di semplice, valido per tutti i casi e per tutto il corso del tempo. Siamo d'accordo su questo?
Socrate: Certo.
Straniero: Ma noi vediamo che la legge tende proprio a questo, e che è come un uomo autoritario ed ignorante, il quale non permette a nessuno di fare qualcosa contro il proprio volere o di sollevare questioni, neppure se per caso ha trovato qualche novità che è migliore rispetto alla logica che egli aveva imposto (294 A-C)".
Pur con questi limiti la legge può in qualche modo imitare il modello scientifico ideale ed è superiore al pessimo costituito dall'arbitrio del tiranno.
A questo punto confluiscono gl'elementi: un politico valido che possegga, seppure in modo non perfetto, le caratteristiche e le tecniche del "Buon Patore" e del "Tessitore", ed una legge debitamente ispirata al modello scientifico ideale possono formare e reggere un buono Stato ed un buon governo reali dove il politico adegua ai casi reali la legge generale.
Abbiamo perciò anche qui - come già nel Parmenide - l'unione di ideale e reale.
Sul piano al quale siamo così giunti è fondamentale la caratteristica del tessitore: intrecciare le virtù opposte.
Abbiamo di nuovo la metretica: l'intreccio di virtù opposte dà una misura senza la quale le stesse virtù cadono in un eccesso divenendo vizio.
Bene, male, giustizia, non sono meri ideali ma principi che nascono da un profondo intreccio tra ideale e reale, sono studiabili ed acquisibili e l'uomo può conoscerli ed avere un governo ed uno Stato reale in cui ritrovarli ed essere felice.

 

Pubblicato il 9/5/2009 alle 20.31 nella rubrica diario.

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