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Nonchalance

Dedicato all'ineguagliato Maestro Friedrich Durrenmatt

Nonchalance. 
 

Breve triller spionistico brillantemente risolto dal bravo commissario Egon Pauli, grazie ad intuito, genialità e soprattutto ad una sua importante peculiarità: il menefreghismo.

C'erano due belle Mont-blanc sullo scrittoio.
Una, stilografica, l'altra, per firmare i documenti, ed una Parker; più in là - stranamente - una magnifica Waterman in radica scura lasciata lì semiaperta, fors'era caduta, la aprì: pennino d'oro, era per forza caduta a qualcuno.
Il commissario Pauli la prese, l'ammirò, poi, con indifferenza, la ripose nel taschino interno: una penna in più.
La scientifica aveva quasi finito i rilevamenti.
Eugen Karlson era rovinato.
Lui era stato fuori, il guardiano era stato sopraffatto e narcotizzato.
Gl'incursori s'erano appropriati non solo di un'ingente quantità di gioielli e di una notevole quantità di denaro, ma anche - cosa che s'era ben guardato di riferire al commissario Pauli - di documenti estremamente riservati.
Che ne sapesse Pauli poco importava, ormai sapeva chi doveva: Eugen Karlson era una spia.
Di più, un agente doppio, quasi certamente triplo.
Ora, certo, non era più nulla.
Molto importava che Pauli fosse adiuvato in tutti i modi, leciti e meno, nella sua opera, per capire chi, per capire fino a che; per salvare il salvabile.
Nella vicina Basilea, giorni dopo, nell'ambito dei fermi, in una retata per un consistente traffico di armi e droga, furono rinvenuti documenti molto riservati, giudicati subito "importanti" dai "Servizi".
Nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo: per Karlson, che doveva salvarsi, era stato poco più che un gioco da ragazzi.
Dei suoi segreti il commissario non sapeva nulla.
Sapeva solo una cosa: che Karlson era un criminale.
Spesso era incappato in lui con prove a volte anche certe.
Sempre le indagini erano state insabbiate, affidate ad altri, poi, archiviate.
Per ogni evenienza, comunque, visti questi precedenti, Egon Pauli si era recato da Alfonso Ricci, uomo di gran mondo, suo conoscente e - solo Pauli lo sapeva - alto funzionario dei servizi.
"Senti, Alfò, puoi farmi un favore..."
"Ma certo figurati..."
"E' per la storia del furto alla villa di quel farabbutto di Karlson..."
"E, allora?"
"Se tu potessi fare un verbale o almeno una nota informativa per i tuoi... Non so, una poesia, un racconto epico, quello che ti pare... Sai, non si sa mai. Ti lascio una copia della Gerusallemme liberata che ho scritto io...
"E, secondo te - sbadigliò Ricci - in una giornata di queste io mi metto a leggere il Tasso?"
Ripose la tazza di thé.
Si alzò ed andò lento alla scrivania, prese un foglio ad uso diplomatico, la penna: "Alla cortese attenzione dell'ill.mo Gen. A. Xaver. E' passato oggi da me il commissario Pauli per informarmi dettagliatamente del caso Karlson, e per offrire ogni possibile eventuale collaborazione e futuro aggiornamento. Allego, dopo averle attentamente visionate, le documentative specifiche datemi dallo stesso. Calorosissimi saluti, tuo A. Ricci."
Inviò tutto per fax.
"Questo è quanto. Anzi, aspetta. Prese una cartella. Ecco, è una copia di alcuni dei documenti inerenti Karlson venuti fuori nella retata di Basilea, l'avevo fatta preparare giusto per fartela avere. Non so che altro possa, al momento... Ci sei anche tu alla premiére al teatro, Egon?"
"No, domani sono a Lugano con Claudia, la criminologa, partiamo tra poco. E' un caso delicato, riesaminarlo con un altro esperto è doveroso. Ci sono degli aspetti che vanno affrontati..."
"Come ad esempio le gite in barca, le escursioni panoramiche, lo shopping, le cenette con vista sul lago... Se ho qualche novità..."
"Dirai, eventualmente, di aver fatto l'impossibile ma di non essere riuscito a trovarmi. Non vorrai mica davvero rompermi le scatole a Lugano con questa stronzata d'indagine? Sono venuto qui apposta per lavarmene le mani... Comunque tieni, questo è il bigliettino dell'albergo dove saremo ufficialmente, mica per davvero si capisce... Sai Claudia è amica di una delle centraliniste, così tutti possono chiamare quanto gli pare ed avere conferma..."
Due giorni dopo, una barchetta era cullata - come altre - dalle acque del lago di Lugano.
"Egon, so di distoglierti, ma potresti almeno darci uno sguardo alla cartella di Ricci..."
"Me ne stropiccico della cartella di Ricci, io..."
"Ecco: me ne frego, me ne stropiccico e me ne sbatto... Non sai dire altro. Il furto da Karlson e due giorni dopo la retata a Basilea con il rinvenimento di questi documenti, che, guarda caso, Ricci ti dà. E tu che fai? Te ne freghi. E se ci fosse dietro dell'altro? Se oltre ai soldi ed ai gioelli avessero rubato anche documenti scottanti?"
"E' proprio perché di questo non me ne frega niente che ho già scritto un biglietto d'accompagnamento alla cartella in cui dichiaro di non aver trovato alcun elemento riguardante o collegabile con il furto. Dopo averla esaminata attentamente, si capisce..."
"Ma se non l'avevi neanche aperta..."
"Appunto... Claudia, senti, ogni volta che in un omicidio, un furto, in una truffa, in un traffico d'armi o di droga viene fuori il nome di Eugen Karlson il caso viene puntualmente insabbiato ed archiviato. Perché adesso no? Perché la vittima è lui? Come gl'altri in cui compare il suo nome adesso sarà archiviato anche questo. Ho già preparato la domanda: chi se ne frega e buonanotte... Scusami, non volevo essere brusco."
"Volevo dirti solo che per me, Egon, è Karlson l'informatore che ha permesso alla polizia la retata di Basilea e proprio per far trovare quei documenti che sicuramente lo salvaguardano... E mi chiedo tanto perché Ricci, che questo lo saprà anche lui, te li ha dati. Perché? Per mostrare che vuole aiutare Karlson? E perché mai?"
La baciò.
Al mattino successivo una notizia del radiogiornale mise fine alla loro breve vacanza: "Assassinato in Italia, questa notte, in circostanze ancora da chiarire, l'industriale svizzero Eugen Karlson..."
Tornarono di volata.
A mezzogiorno Egon Pauli era già nel suo ufficio con Claudia e subito dopo, con lei, da Alfonso Ricci che li accolse agitato: "E' una cosa inaudita..."
"Già, comunque, ho archiviato il caso. Non ho elementi. E' solo per dirti questo che sono venuto. Siamo in partenza per riprendere la nostra vacanza, ti saluto. Ah, quasi mi dimenticavo. Non c'è nulla di questo nei verbali, ma... volevo restituirtela: la tua Waterman in radica, ne ho una simile, ma molto più economica anch'io. Sai, sono oggetti che parlano di noi, per noi... Non lasciarla un'altra volta sulla scrivania di un Karlson..."
Si allontanarono.
Claudia era insieme allibita ed esterrefatta: "Ma allora tu... Tu hai saputo da sempre..."
"No, non da sempre, solo dall'inizio. Ricci doveva essersi accorto che Karlson li vendeva ed ha organizzato il furto per averne le prove. Mi ha dato l'incartamento che Karlson ha fatto rinvenire a Basilea non per salvaguardarlo, ma per tutelarsi e per farmici indagare, solo per insabbiarmi su una pista sbagliata, affinché si potesse poi archiviare tutto... Così, ho archiviato tutto io stesso e vaffanculo..."
Passarono in ufficio a prendere alcuni suoi libri, poi andarono via.
Uscendo due persone si rivolsero loro: "Scusino, siamo venuti a testimoniare..."
"E chi se ne frega..."
francesco latteri
 

Pubblicato il 20/5/2009 alle 17.12 nella rubrica diario.

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