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"Interrogazione su Francois Donatien Alphonse de Sade"

Interrogazione su Francois Donatien Alfonse de Sade.

"Bruciare de Sade?"
E' l'interrogativo che molti hanno posto e si sono posti.
Come al solito nella maggior parte dei casi in modo non serio, e senza alcuna verifica degna di tale nome.
L'interrogativo lo ha posto e se lo è posto anche Simone de Beauvoir.
Ne ha fatto una ricerca seria, storica e documentale, dalla quale poi è successivamente sorta anche "la" - meglio "le" - domande filosofiche.
C'è anzitutto l'interrogativo fondamentale: chi era davvero, al di là delle dicerie, quest'uomo?
La risposta non è facile perché le dicerie sono tante.
In parte esse sono alimentate dalla mitizzazione degli scritti dell'autore.
Ma cosa c'è in questi scritti, al di là di ciò che è stato mitizzato?
Poco.
C'è la verità di aver messo in luce le mistificazioni della società dell'epoca, ma forse sarebbe più giusto dire della società di ogni tempo.
Una società che dice di riferirsi a Dio per fondare la virtù, ma che di ciò si serve solo per fondare il potere di uno o di pochi a discapito anzitutto della stessa virtù e poi della vita di tanti, una società della menzogna in cui poi, provatamente, la virtù è severamente punita ed il vizio premiato.
Bastano già due titoli: "La nuova Justine, ovvero le sciagure della virtù" e "Juliette, ovvero la prosperità del vizio".
Da qui partono gl'attacchi di chi di quella società detiene il potere, di chi con essa prospera, di chi - più in basso - è talmente assuefatto ad essa da non rendersi più neppure conto della mistificazione della morale di quella società (o dovremmo dire anche della nostra?).
Di fatti veri ce ne sono pochi.
Quei pochi però sono assai significativi e dipingono una realtà assai diversa, un'uomo assai diverso.
In sfregio a quella società, contro la quale essi erano apertamente insorti e che avevano combattuto con le armi, i rivoluzionari vittoriosi non solo andarono in carcere a liberare il marchese, ma lo fecero magistrato plenipotenziario, conferendogli tutti i poteri, anzitutto quello di poter fare incarcerare, torturare ed anche uccidere a suo arbitrio chiunque fosse.
Ma qui la realtà vera della personalità del "famigerato" marchese si è fatta beffe degl'intenti dei rivoluzionari.
Infatti qui dove egli aveva il potere effettivo e reale di compiere gesta quali nell' antico regime gl'erano attribuiti, egli non ne fece alcuna.
Il marchese si distinse per essere uno dei magistrati più miti ed onesti che la storia di Francia ricordi.
Non fece né torturare né tantomeno mettere a morte nessuno.
Nessuno fece incarcerare ingiustamente, nessuno giudicò senza averlo prima ascoltato.
Bisogna prima uccidere l'immagine e la dignità di una persona per poterla poi effettivamente colpire con il carcere o la morte esemplari, tacciare prima d'infamia chi di una società mette in luce l'infamie che si cela sotto il pretesto morale.
E' questa la legge della società, non solo di ieri.
E chi sono quelli come Simone de Beauvoir che vogliono cercare davvero il verò?
Per quella società - e non solo - dgl'infami, perchè il vero non è il vero, ma il vero di quella società.

francesco latteri

Pubblicato il 26/5/2009 alle 12.45 nella rubrica diario.

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