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"Tramonto d'estate."

 

Tramonto d’estate.

Erano sul ponte di una nave in mezzo a spruzzi e vento, come voleva la canzone.
Soli, loro.
Si abbracciarono.
Due fiori rigogliosi e belli, intensamente profumati.
Le labbra quasi si toccano, sfiorandosi.
Gl’occhi però centrarono gl’occhi.
E si fulminarono.
Lo stesso pensiero.
La risata li piegò in due, insieme due voci, le stesse parole:
“C’abbiamo sessant’anni in due, metà per uno, e sembriamo due pischelli di quindici…”
Giorni dopo giorni, meriggio d’estate a piazza Navona a Roma: Chi sei, chi sono, chi siamo?
Sei, sono, siamo … ciò ch’è sopravvissuto di noi.
“Per caso” l’amico di lei, incontrato, uno sguardo, squadra lui, un altro, credendo di non esser visto, si volge a lei, silente :
“Cazzo fai?”
Poi, dopo, osservando l’amico di lei ormai andato via ed intento al suo, lui - che con la coda dell’occhio quello sguardo aveva invece colto - a lei :
“Carino l’amico tuo, si sta a rimorchiare le diciasettenni, posso capire una bella donna come te, scusa il complimento, ma, avrà l’età nostra, circuirsi le ragazzette …”
“E’ che quelle come me ormai le scartano …”
“Come, le scartano? Per scartare una come te bisogna essere froci ma di quelli persi che neanche all’arcigay, con tutto il rispetto per loro, che io sono contro le discriminazioni …”
“No, quelle come me le scartano, non le vogliono.”
“E perché?”
“Con le diciasettenni, è stata in ogni caso la più favolosa delle cose, anche quand’è stato l’ultimo schifo, perché sono tutt’e due sul podio: lei, è la grande figa, altro che le compagnette sue che vanno ancora con i pischelletti, lei va con gl’uomini veri. Lui, è il gran cazzo, che ancora se lo stanno a gettonare le rampanti. Poi si sfascia, e tanto prima e tanto meglio, e sono ancora tutt’e due sul podio: la gran figa, perch’è gran figa, di cazzi ne ha anche altri, e il gran cazzo di fighe ne ha anche lui altre … Quelle come me non te le rigiri come un pedalino, né fuori, né a letto, ah, bello guarda che ce sto pur’io, e sò mica la bambola gonfiabile tua … E perciò: vaffanculo, anche perché noi la carne la vogliamo più fresca …”
Lui, guarda più lontano l’amico di lei, all’opere sue intento, e poi lei.
“Hai ragione, è vero. Però m’ha sempre fatto schifo, e ora me ne fa di più … Continuano a piacermi le donne vere, bellissime, ma vere. E mi piacciono proprio perché non me le rigiro come un pedalino fuori, e a letto, proprio perché mi chiariscono - senza bisogno neanche d’uno sguardo - che loro non sono la mia bambola gonfiabile che non ho e che non voglio avere, ma che ci sono anche loro … è per questo che mi piace il loro piacere …”
Poi, caffè, passeggio, bancarelle, parole di questo e quello, il più e il meno ed in sostanza il niente.
Il commiato.
Ciao, ciao, abbraccio, abbraccio, bacino, bacino.
Uno sguardo all’orologio.
Le diciannove, è sabato, in ufficio, non lontano da lì, non c’è nessuno.
Suona il campanello, per ogni evenienza.
Nessuna risposta.
Bene.
Infila la chiave, apre, sale i piani di scale, infila l’altra chiave, apre, entra, chiude piano.
Alla scrivania apre l’agenda, numeri Camera, Senato, Commissioni, Ministeri, Ministero dell’Interno, diversi numeri, quello giusto. Qualcuno che conosce qualcuno dei Servizi :
“Ciao, sò io, me puoi fà un favore? … allora, sta telefonata non c’è mai stata, e noi non ci siamo mai sentiti, meno che mai per il Boss. E’ solo una piccola verifica, il nominativo è - diede quello di lei - sì, è sulla trentina o poco più, se puoi vedere la corrispondenza numero telefonico ed indirizzo, se ci sono precedenti se risulta una qualsiasi cosa a polizia, CC e … dovrebbe fare l’estetista e la maestra … No non chiamare tu e se chiama qualcuno di noi non ne dire, ti richiamo io …”
Prima era stata una modella discreta, ma questo si guardò bene dal dirlo.
Lo scoprissero da soli, e poi sarebbe stata la ciliegina di ricompensa.
Chi sei, chi sono, chi siamo?
Sei, sono, siamo.
Erano le venti, era ancora sabato, una settimana dopo, ed era uscito dall’ufficio dov’era stato “fuori orario” a fare una telefonata urbana, a qualcuno che gl’aveva risposto che non risultava niente.
La scalinata da via Nazionale l’aveva portato ai fori, camminò un po’, poi sedette, mirò le rovine sopravvissute agli splendori di Roma antica vestigia di fasti ormai passati.
Sedette, accese un cigarillo, uno buono, un “Davidoff”, una lunga tirata.
Fumo, aroma intenso e forte.
Estetista, è vero, aveva ragione lei, a trent’anni, anche se ne dimostri venticinque come modella non ti vuole più nessuno, e meno che mai una come lei.
Un’altra tirata, ancora aroma e fumo.
Alle passate elezioni, grazie a quanto lui s’era massacrato, e a tutte le toppe ch’era riuscito a metterci, il boss, nonostante tutte le proprie minchiate di quelle madornali era passato per ventinove e trenta, adesso si sarebbe andati al voto di nuovo e il disastro era certo, e un segretario che ha come precedente di aver lavorato con il suo boss non lo vuole egualmente nessuno, e meno che mai uno come lui.
Un’altra lunga tirata ancora e ancora aroma intenso e forte e fumo, che subitanei svaniscono…
I fiori sono rigogliosi solo quando sono già finiti.
Il sole tramontava.
Forse, è solo il giorno che finisce …
francesco latteri-scholten

Pubblicato il 5/7/2009 alle 20.12 nella rubrica letteratura.

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