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"Anche la filosofia è stata in campo di concentramento: Jean Paul Sartre nello stalag XII D di Treviri."

 

E' il giugno del 1940, Sartre è fatto prigioniero e internato nello stalag XII D di Treviri. Una tappa capitale nella vita - e nel pensiero - del grande filosofo: "La guerra ha diviso in due la mia vita." Scriverà poi. Vita e pensiero sono però inscindibili, e così anche il pensiero subisce un mutamento essenziale. Lo subisce, per la guerra, anche quello della sua compagna, altra grande filosofa e scrittrice, Simone de Beauvoir. E' lei che ci dà il quadro, insieme idealista, grande e triste del prima e quello assai prammatico del dopo. Il primo è uno dei volumi della sua autobiografia, La force de l'age, il secondo è tratteggiato assai bene in uno dei suoi romanzi più belli, Les Mandarins de Paris. Ed è curioso - e forse non è solo un caso - che la propria giovinezza e quella dei propri compagni, una giovinezza vissuta pienamente, con forza, nella piena presa di coscienza di sé e dei propri valori ed ideali, trovi una trascrizione in una autobiografia, ossia in un racconto storico preciso e dettagliato, il quale, nel caso in questione è testimonianza eccellente di un'intera epoca, mentre la propria maturità, con quella dei compagni, connotata proprio dalla prammaticità, dal senso forte del reale, sia invece raccontata solo in un romanzo, ossia in qualche modo con idealizzazione. E' un resoconto, quello autobiografico, anche triste, connotato a poco a poco, man mano che le pagine avanzano, da quello che il suo compagno avrebbe poi definito lo scacco. Uno scacco dovuto in parte al non essere stati capaci di rendersi pienamente conto della realtà sociale, economica e politica della Francia, dell'Europa e del Mondo se non quando ormai era troppo tardi, ma, soprattutto, dal non essere riusciti, nonostante tutto l'impegno e l'attivismo, a fare alcunché che potesse in qualche modo incidere sulla realtà per volgerne altrimenti l'esito. E sarà proprio questo, la coscienza di questo, a fare da molla per l'impegno e la forza dell'attivismo successivo. Il momento del campo di concentramento è per Jean Paul Sartre il momento della presa di coscienza diretta della realtà storica e fattuale concreta, una realtà radicalmente connotata dal male. Rispetto alla connotazione dell'autobiografia e del romanzo della sua compagna, Sartre ha un atteggiamento che potrebbe essere definito intermedio: tiene un diario, ma per interposta persona: il Journal de Mathieu. La guerra evidentemente ancora non aveva raggiunto quell'apoteosi di barbarie e di massacro, perché Sartre potè continuare i suoi studi - specie di Heidegger, Essere e tempo, ma anche di Bernanos, Diario di un curato di campagna - con la lettura quotidiana, due ore, insieme al suo compagno di prigionia l' Abate Pérrin. E qui non può non venire alla mente l'immagine analoga, celeberrima, del conte di Monte Cristo. Anche lì, la segregazione spezzò in due la vita del "conte". Sembra che Sartre - a differenza del conte - fosse stato sul punto di convertirsi. A riguardo non vi sono purtroppo dati certi. Quello che è certo è che ne La cerimonie des adieux, a colloquio col "Castoro" (appellativo affettuoso riservato alla sua compagna) ammetterà che entrambi spesso abbiano "vissuto come se Dio ci fosse". Quello che ancora è certo è che fu in occasione del Natale, su richiesta dei compagni di prigionia cristiani e - pare - dell'Abate, che egli compose quella che è, e rimane, una delle più belle rappresentazioni tetrali della Natività che il Novecento ricordi: Bariona. Quello che è certo è che diversi tratti della concezione sartriana del soggetto sono sin troppo vicine a quelle di San Tommaso d'Aquino, al punto che forse certe accuse di certi "compagni" di essere in realtà un cattolico camuffato non sono, di nuovo forse, del tutto infondate. Per il nostro, fortunatamente, l'esperienza del campo di concentramento potè concludersi positivamente nel marzo del 1941 grazie ad un escamotage: riuscì a fingersi malato ed invalido ed a farsi rilasciare grazie ad un certificato di invalidità.
francesco latteri scholten.

Pubblicato il 25/1/2010 alle 18.52 nella rubrica attualità.

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