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Emergenza etica, secolarismo e crollo delle ideologie



Spesso l'agire umano è connotato - purtroppo - dall'assenza o comunque dalla carenza di riflessione e dunque di coscienza della realtà in cui ci si trova ad operare. Ciò è vero ancor più, come ben dimostra Freud per la società e, massimamente, per le masse. Quanto più l'aggregato umano infatti è maggiore per numero, tanto maggiore è l'attenuazione della coscienza del singolo. Figure quali quella di Catilina nell'antichità classica e quella di Goebbels nel recente passato ne sono una chiara dimostrazione. Anche la coscienza dell'intellettuale è però fortemente carente per quanto concerne la presa d'atto della realtà globale, specie sociopolitica e culturale - ma anche economica - in cui egli si trova a vivere. E' agghiacciante quanto la quasi totalità di essi continui imperterrita nel portare avanti ciò a cui ed in cui sono stati formati, senza interrogarsi, anche quando il "ciò" è caduto. Così troviamo una coscienza vera del secolarismo, tra i pochissimi, in Mircea Eliade, ed una del crollo delle ideologie in Theodor Adorno. Eliade riesce in una riflessione seria e profonda perché considera sia "l'uomo religioso" che "l'uomo non religioso". L'uscita dal mondo religioso era invero stata intravista dalla stessa tradizione giudaico cristiana e riassunta nel Nome celeberrimo dell' Arcangelo San Michele: in ebraico "Chi come Dio?" dall'interrogativo con cui Egli si era opposto al diniego di Dio di Lucifero. E' il punto colto dallo stesso Nietzsche nel famoso aforisma 125 della "Gaia Scienza", "Il Folle": "... Chi ci ha dato la spugna per cancellare tutto l'orizzonte? Che cosa abbiamo fatto quando abbiamo svincolato questa terra dal suo sole?..." Eliade coglie bene "l'uomo religioso" la cui vita è connotata dall'irrompere del Totalmente Altro, del Sacro, che irrompendo squarcia il tempo e lo spazio dividendolo in "Sacro e profano". Sono il tempo e lo spazio sacro a connotare e scandire il vivere dell'uomo religioso, per contro la vita dell'uomo non religioso è scandita dal profano, ossia sempre da eventi, ma privi della connotazione del Sacro e dal rapporto con Esso e, perciò, con i suoi valori. Similmente, pare che la Filosofia nella sua praticamente totalità non sia assolutamente in grado di capacitarsi di un qualcosa come Auschwitz o Hiroshima e prosegua la sua strada come nulla fosse accaduto. E' solo Theodor Adorno a rendersi pienamente conto che ad Auschwitz, come ad Hiroshima è morta anche la Filosofia in quanto tale perché dopo Auschwitz nessuno potrà mai più sostenere che "Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale". Auschwitz infatti è la prova tangibile ed inconfutabile della irriducibilità del reale al razionale e viceversa. E qui non si tratta semplicemente della fine di Hegel, ma anche di Cartesio per il quale intanto si è in quanto si pensa, e di San Tommaso d'Aquino in cui tutta la Filosofia antica e medioevale sono culminate, e per il quale l' uomo è in quanto razionale. "Noi - specifica Adorno - viviamo dopo Auschwitz e il testo che la filosofia deve leggere è incompleto, pieno di contrasti e lacunoso e molto vi può essere attribuito alla cieca demonia". Necessariamente dopo Auschwitz "si deve affermare che la Ragione è impotente ad afferrare il reale non per la sua propria impotenza, ma perché il reale non è Ragione". Ma questo è quanto aveva anticipato Nietzsche prima e Freud poi. Ed è atavismo perché è il ritorno a ciò che era quasi duemila e rotti anni prima, il ritorno alla tragedia greca più antica ed alle sue tematiche e questo in un orizzonte che chiude tra parentesi oltre due millenni di Filosofia. A sua volta questo è mettere tra parentesi due millenni di Etica che in quella Filosofia e prima ancora nella sua Metafisica e dunque Teologia trovava le proprie radici. L'emergenza etica dei ns giorni nasce ad Auschwitz, ad Hiroshima e nei Gulag, nasce dalla assoluta incapacità, fatte salve poche eccezioni, di confrontarsi con essi, e, soprattutto dalla incapacità di capire che "dopo" nulla poteva più restare come prima, perché Tutto era caduto. Questa incapacità di Teologia e Filosofia si è tradotta in una prosecuzione imperterrita per la propria strada, come se nulla fosse accaduto e, a guardare, sembra di assistere alla scena di un noto cartone animato, dove il coyote continua a correre ma non si accorge che la strada sull'alto monte sotto i suoi piedi non c'è più e che sta correndo nel vuoto sopra l'Abisso.
francesco latteri scholten

Pubblicato il 21/10/2012 alle 10.58 nella rubrica società.

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