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Hiroshima, Auschwitz, Freud e la morte della dialettica.



La dialettica ha contrassegnato tutta la filosofia antica e medioevale, sino all'apertura - con Cartesio - della filosofia moderna. E' stata prefigurata da Socrate, definitivamente consacrata da Platone. Il suo presupposto era l'identità di Certezza e Verità, e la contrapposizione di esse, inaugurata e posta dal "Cogito" cartesiano, ne segna un declino. Non una fine perché tutto il razionalismo che il Cogito inaugurava aveva l'anelito al recupero dell'identità perduta, anelito cui Kant pose la parola fine. Con l'idealismo, culminante in Hegel, si configura un nuovo rapporto: il rapporto di mediazione tra certezza e verità, mediazione che rimane anche in Marx che inverte i termini del rapporto. Iniziando con Kierkegard e Nietsche, invece tutta la filosofia successiva metterà del tutto in discussione la dialettica. Il colpo di grazia scientifico, che renderà definitivi quelli filosofici di Kierkegard e, soprattutto, di Nietzsche con il "pensiero genealogico", sarà dato invece non da un filosofo, bensì dal padre della psicanalisi. Sarà infatti Freud ad abbattere le categorie kantiane della "Ragione", segnatamente quella del Tempo, alla base della matematica, e quella dello Spazio, base della geometria. Tempo e Spazio - e già vi erano indicazioni di Charcot e altri - sono categorie del modo esterno e che questo impone al soggetto, ma non del soggetto. Le categorie della mente sono invero altre e la mante procede nel suo operare ed associare, anzitutto e soprattutto in base alla "forza" del "vissuto", con indifferenza sia per il Tempo che per lo Spazio. Tutta la ricerca successiva, sia quella medica che quella filosofica, si vedano ad es. tra gl'altri Edith Stein e Jean Paul Sartre, confermeranno questo. Ma questa conferma è quella della irriducibilità del razionale al reale contrariamente alle celeberrime asserzioni hegeliane nella introduzione alla "Filosofia del diritto". In filosofia la pietra tombale sarà posta da Theodor Adorno nel suo famoso "La dialettica del negativo", dove - molto hegelianamente - l'autore parte dall'analisi del reale, dell'esistente. Ma qui l'esistente, il reale, è quello post bellico, quello connotato da Hiroshima, da Auschwitz, dai Gulag. Eventi che segnano la morte della dialettica, perché, dopo Auschwitz, è necessario ineluttabilmente prendere atto del fatto che il reale è irriducibile al razionale e viceversa. La dialettica può dunque, se mai, solo configurarsi definitivamente come negatività. Questo significa però anche che la scoperta freudiana dà un ulteriore e forte base a chi, prima di Nietzsche, e da cui lo stesso prese le mosse, scriveva "Il mondo è una mia rappresentazione ...": Arthur Schopenauer.
francesco latteri scholten.

Pubblicato il 5/10/2013 alle 20.5 nella rubrica cultura.

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